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La rivoluzione educativa di Rousseau

Rousseau ha rivoluzionato il concetto di educazione, postulando una riscoperta dello stato di natura contrapposto in parte allo stato del vivere sociale.

Jean Jacque Rousseau nasce nel 1712 a Ginevra, ma è a Parigi che si svolge la sua opera di filosofo e pedagogo.
Gran parte dell’opera di Rousseau può essere letta come una riflessione globale sulla natura dell’uomo, sulle caratteristiche negative della sua condizione sociale e sui mezzi attraverso cui migliorarla. La nuova Elosia applica il rinnovamento alla vita amorosa e familiare, Il contratto sociale definisce le modalità per farlo a livello di società.
Secondo Rousseau il vivere sociale e la continua dipendenza dagli altri possono diventare una privazione della libertà dell’uomo. L’unica risposta possibile alla corruzione sociale è il cambiamento, ottenibile attraverso la riscoperta dell’orginaria bontà umana. Per riportare l’uomo al bene originario non è possibile riportarlo alla condizione di selvaggio (anche perché non si può semplificare pensando che tutto il bene risieda nello stato di natura e tutto il male in quello sociale): Rousseau, infatti, non critica la società in se stessa, ma il modo in cui si è configurata storicamente. Per rendere lo “stato di società” più simile allo stato di “natura” si deve iniziare dall’educazione dei bambini, che deve salvaguardare la spontaneità e l’autonomia della persona nella società: educare secondo natura significa rispettare la naturalità dell’uomo, e le varie fasi dello sviluppo psicologico dell’allievo, regolando contenuti e metodi perché siano accessibili e comprensibili. L'opera fondamentale per capire e analizzare il pensiero pedagogico di Rousseau è l'Emilio, trattato a cui si ispira la dottrina pedagogica degli ultimi 200 anni.

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